lunedì 5 luglio 2010

Sciogliere il Parlamento

di Marcello De Angelis
Ovviamente ci attendono tempi grami. Bisognerà stringere la cinghia, crescerà la disoccupazione, molte imprese non ce la faranno, aumenterà il costo della vita. La cosa si può affrontare in maniera responsabile o irresponsabile. Per ora, almeno nei media, prevale la seconda. L’annuncio di una nuova austerity ha dato la stura all’ennesima, noiosa, cialtrona campagna anti-parlamentare. Chi sia l’imbecille di genio che ha creato l’immagine retorica della “casta” non saprei, ma un giorno andrà ricordato.
La suggestione che gli unici denari pubblici sprecati siano quelli degli stipendi dei parlamentari, oltre che sciocca, è pericolosa. Purtroppo ormai è dilagata come una malattia venerea e, semmai ce ne fosse bisogno, la “casta” parlamentare ha dato ulteriore prova della propria insignificanza non potendo far nulla per arginarla. Eppure alcune fievoli voci si sono alzate, se non altro per dire alla folla istupidita: “Ehi! Guardate che vi stanno agitando di fronte un drappo rosso perché non vi voltiate a vedere dove sono le caste vere!”. Ma mettersi sulla strada del toro impazzito non è cosa saggia. A nulla è valsa la vicenda Santoro, che sarebbe stata sufficiente per far vedere la luce anche a un idiota cieco.
Come se il denaro della Rai non fosse denaro pubblico come quello degli stipendi dei parlamentari. E nessuno commenta le minacce dei magistrati, che stanno sui giornali ormai ogni giorno per avvertire la politica che i suoi privilegi non si toccano. L’Anm è ormai l’unico “sindacato rivoluzionario” ancora esistente al mondo. Si può tagliare l’occupazione, i fondi alla cultura e persino quelli per la difesa, ma guai a toccare gli stipendi dei magistrati o le paghe fantastiche dell’aristocrazia del giornalismo. E se per giustificare che un top manager percepisca al mese il doppio di quello che un impiegato prende in un anno ci si attacca al solito, vacuo “ma sono soldi privati”, per giustificare gli intoccabili privilegi delle altre caste si scomodano addirittura la libertà di stampa e la difesa della legalità.
La libertà di stampa, infatti, non è garantita dalla serietà dei giornalisti, ma dal fatto che alcuni di loro possano percepire centomila euro per una trasmissione di un’ora e la legalità non viene difesa con l’impiego di maggiori mezzi o con una maggiore certezza del diritto, processi più veloci o procedure più semplici, ma dagli stipendi d’oro dei magistrati. A nessuno passa per la mente di dire che eliminando i parlamentari si elimini la democrazia parlamentare, ovviamente. Forse perché - ed è sempre più probabile - della democrazia in generale e di quella parlamentare in particolare, non gliene frega più a nessuno.
Eliminiamolo pure il Parlamento, tanto non conta nulla. I parlamentari ne sono testimoni. Non servirà certo a sanare i conti del Paese, ma almeno impedirà alle caste vere di avere uno specchietto per le allodole per distrarre gli sprovveduti. Tanto il potere legislativo ormai è passato in altre mani: quelle della Commissione europea e delle Regioni, con buona pace della sovranità nazionale. E non serve certo andarsi a rivedere il film di Orson Welles per sapere che esiste un Quarto Potere che può distruggere e ricostruire qualsiasi uomo politico, partito o esecutivo. Del potere giudiziario, come già detto, è meglio tacere.
Non male l’idea di una società dove comandano i giudici, i giornalisti e gli attori e dove la classe politica è ridotta solo all’amministrazione pubblica, ricattata e blandita di volta in volta dalla magistratura e dalla stampa, e con una massa di cittadini distratta dal circo e nutrita a gossip. In fin dei conti anche i cittadini dalla politica vogliono solo la raccomandazione, il favore, il finanziamento pubblico, l’appaltino, non già garanzie per l’interesse collettivo... Chi crede che i costi eccessivi della politica siano gli stipendi dei parlamentari è uno sprovveduto, ma chi lo sostiene è un ipocrita. Chiunque abbia avuto a che fare con il mondo della politica (che purtroppo ormai non è più idee, progettualità, valori o foss’anche odii ideologici) sa che il modo in cui questa grava sulla salute economica della Nazione è attraverso il malaffare diffuso apparentmente inestirpabile e dal quale non sembra immune nessuna parte politica.
E non ci sono inchieste, processi o leggi che possano sradicare la percezione diffusa - e oggi ancor più presente tra i giovani che si affacciano alla politica - che l’unico senso dell’impegno sia assicurarsi il modo di poter gestire le risorse pubbliche e che sia un modo di arricchirsi molto meno faticoso. è questa immagine che siamo chiamati a demolire. Il rimpallo di responsabilità non funziona. L’unico strumento è l’esempio. Nella consapevolezza - ahimé - che molti in Italia pensano ancora che “onesto” sia sinonimo di “fesso”.

martedì 22 giugno 2010

Vince sempre chi più crede...

Roma, 22 giu. - (Adnkronos) - ''La scelta delle Foibe come tema di maturita' ci riempie il cuore di orgoglio. Finalmente in Italia il dramma del confine orientale, dove oltre 20.000 italiani hanno perso la vita sta diventando un patrimonio comune per la nostra terra''. Lo dichiarano in una nota congiunta il Presidente della Giovane Italia di Roma Cesare Giardina e Andrea Moi responsabile romano di Azione Studentesca.
''Se e' vero che gia' esiste una legge nazionale che istituisce 'La giornata del ricordo' per il 10 febbraio - sottolineano Giardina e Moi - e' altrettanto vero che le grandi vittorie culturali si conquistano nella quotidianita', proprio come in questo caso, per questo ci complimentiamo con il ministero dell'istruzione per il coraggio dimostrato nella scelta di questa traccia''.
''Un pensiero - aggiungono - vola anche a tutti quei professori ancora ideologizzati, reduci del 68 e militanti di sinistra vari, che anche quest'anno in occasione del 10 febbraio hanno provato in tutti modi ad oscurare la tragica vicenda delle foibe, tentando di riscrivere la storia con un mezzo a loro molto caro: la censura. Siamo sicuri - concludono - che questa volta la colazione gli e' andata proprio di traverso''.

venerdì 11 giugno 2010

Diffondere!!!




































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Si attendono ospiti inattesi, incontri internazionali, e un MARE di divertimento. Non puoi mancare

venerdì 28 maggio 2010

Continua lo sciopero della fame


Liam Hannaway, 40 anni, repubblicano (cugino di Gerry Adams, presidente dello Sinn Féin), ha oltrepassato il 4o° giorno di sciopero della fame nel carcere di Maghaberry. Membro del gruppo Saor Uladh, formazione repubblicana che non ha accettato gli accordi di pace, sta scontando 10 anni di reclusione per possesso di munizioni e di un ordigno a Belfast nel settembre del 2004. Dovrebbe essere rilasciato nel 2012.
Le sue condizioni sono critiche, denunciano i repubblicani, che ricordano che uno degli scioperanti della fame del 1981 (quelli di Bobby Sands), Martin Hurson, morì dopo 46 giorni di protesta.
La fidanzata Allison ha potuto visitarlo una decina di giorni fa e già denunciava il deperimento fisico dell’uomo.
Hannaway, membro di Saor Uladh, un gruppo repubblicano nato negli Anni 50, è il nipote di uno dei fondatori di Provisional Ira.
I sostenitori di Hannaway hanno rilasciato un comunicato la settimana scorsa in cui raccontano che l’uomo, secondo lo staff della prigione, avrebbe ricevuto minacce di morte da altri repubblicani. Così, Hannaway sarebbe stato spostato, contro la sua volontà, in isolamento, in un’ala del carcere lontano dai repubblicani, nell’ Ssu (Special Supervision Unit), senza alcun contatto con l’esterno appunto.
La famiglia dell’uomo avrebbe invece appurato che i repubblicani di Roe House, un’ala della prigione, “lo attendevano a braccia aperte” e che non vi era alcun pericolo per lui.
La protesta di Hannaway, e il suo rifiuto del cibo, è nata proprio dopo essere stato separato dagli altri prigionieri repubblicani e messo in un blocco della prigione con detenuti lealisti. Inevitabilmente, erano nate tensioni e umiliazioni.
Ora, una lettera dello stesso Hannaway getta nello sconforto la famiglia. L’uomo avrebbe infatti scritto che in caso di coma o caduta in stato di incoscienza non accetterà terapie di rianimazione.
Carl Reilly, del Republican Network for Unity, che unisce più gruppi repubblicani, ha dichiarato: “Stiamo entrando in una fase critica. Liam, prima di iniziare lo sciopero della fame aveva avuto problemi alle coronarie”.
Un portavoce della prigione ha risposto che ogni prigioniero può rivolgersi all’apposito ufficio interno, da poco rimodernato e reso più efficiente e veloce, e se non soddisfatto si può rivolgere al difensore civico.
Lo stesso portavoce ha confermato di essere a conoscenza di minacce rivolte al prigioniero, la cui natura però non può essere svelata, e che la sicurezza del prigioniero viene prima di tutto.

Da sempre, i repubblicani denunciano le condizioni carcerarie a Maghaberry ma non solo: intimidazioni, risse e vessazioni sarebbero all’ordine del giorno.
Così 29 anni dopo la morte di Bobby Sands, la questione repubblicana e i diritti dei prigionieri politici tornano agli onori della cronaca. E ancora una volta c’è in gioco una vita.

martedì 25 maggio 2010